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martedì 2 febbraio 2010

Il Babà, contrasti in equilibrio

É il figlio adottivo della famiglia dei dolci della tradizione partenopea: ideato da un re gourmet, Stanislao Leszczynski, il babà ha origini polacche ed è stato portato in Italia dai francesi, anche se è senza dubbio merito dei pasticceri napoletani averlo sapientemente modificato sino al gusto che tutto noi oggi conosciamo.

Morbido e profumato, il babà è il dolce risultato di un delicato processo di lavorazione dove tutto è ambisce a mettere in equilibrio caratteristiche apparentemente contrastanti: le condizioni e le modalità di lievitazione danno vita ad un impasto soffice ma consistente, il sapore dolce della pasta incontra l'aroma alcolico ed acidulo dato dal rum, in cui viene immerso senza risultare però né troppo asciutto né troppo bagnato, infine la cottura in forno ben caldo rende la superficie sia quasi bruna ma preserva l'interno appena dorato.

Ci mettiamo al lavoro?!


Ingredienti & dosi per 10 babà
500 g di farina, 40 g di lievito fresco, 60 g di zucchero, 250 ml di latte, 5 uova, un pizzico di sale, 150 g di burro

Come si fa
Misurate con cura gli ingredienti e portateli a temperatura ambiente.
Setacciate la farina.
In un pentolino riscaldate il latte a fuoco lento e, quando è tiepido, sbriciolatevi il lievito.
Aggiungete 4 cucchiai di farina e mescolate.
Aggiungete anche un pizzico di sale e coprite l'impasto con un panno.
Lasciate lievitare, finché non vi accorgete che il suo volume sta visibilmente aumentando.


In un contenitore mescolate la farina, lo zucchero e un po' di sale.
Create un pozzetto e rompetevi le uova.
Aggiungete il burro a fiocchetti.
Ora unite l'impasto con il lievito che sta cominciando il suo processo.
Lavorate bene la pasta, fino ad ottenere una consistenza abbastanza soffice. Quindi coprite e lasciate lievitare per altri 30 minuti.


Impastate ancora una volta e infine stendete la pasta in singole teglie cilindriche o appositi stampi per babà, opportunamente unte ed infarinate, ed infornate a 180°C per 30 minuti.


Preparate uno sciroppo con 3 parti di zucchero e 2 di acqua, che fate cuocere a fuoco lento e girando di continuo fino a bollore. Spegnete ed aggiungete il rum.
Quand'è freddo, tuffatevi i babà.


Se vi va, provate anche deliziose e più moderne farciture a base di crema pasticcera e marmellata d'amarena o crema chantilly e cioccolato...





Fatemi sapere! :)

venerdì 22 gennaio 2010

I dolci napoletani, patrimonio nazionale di bontà

Sono convinta che spesso i dolci sappiano raccontare molto bene la storia di una terra e l'indole dei suoi abitanti.
La mia famiglia viene da Napoli e io so che, in questo caso, è senza dubbio così.
Sfogliatelle e bigné, zeppole e babà, struffoli, chiacchiere, pastiere e roccocò: ci sono ingredienti semplicissimi e tutta la fantasia ed il calore di cui è capace il popolo napoletano all'origine delle più golose tradizioni dolciarie, che hanno ben presto messo radici in tutta la penisola.

Generosi e festaioli, anche quando di denari non ce n'è, i napoletani sono ricchi di sentimenti bonari, di proverbiale pazienza e naturale allegria e di un'ingegnosa arte dell'arrangiarsi, da cui a volte nascono capolavori.
È così che donne laboriose hanno trasformato la povertà di acqua e farina, zucchero e uova in sontuosi dolci di festa.

Furono le suore di Santa Rosa ad inventare l'antesignana della sfogliatella che, data in cambio a chi metteva qualche moneta nella ruota, aiutava a sostenere la vita nel monastero di clausura. Centocinquant'anni dopo, il napoletano Pasquale Pintauro riuscì a ottenerne la ricetta segreta e, con le opportune varianti, la santarosa divenne sfogliatella riccia e frolla e lui da oste fu pasticcere.

Sempre nel silenzio operoso dei conventi nacquero i roccocò, le zeppole e la pastiera, il dolce per eccellenza della Pasqua napoletana, mentre gli struffoli dell'antica tradizione greco-romana venivano preparati in abbondanza come dono di Natale per ricambiare nobili famiglie che si erano distinte in carità.

Al forno o magari fritti nell'olio o nello strutto, arricchiti da frutta candita e aromi, ricoperti di miele o farciti con deliziose creme, i dolci della pasticceria tradizionale napoletana sono una calorica ma irrinunciabile esplosione di piacere, che scandisce ricorrenze religiose e giorni di festa.
Sarà per questo che mettono così di buonumore?!