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lunedì 14 febbraio 2011

Le paste della domenica

A casa di nonne, mamme e zie, in compagnia di parenti o amici di famiglia, nell’Italia del terzo millennio il pranzo della domenica è ancora il baluardo di una delle più belle tradizioni del nostro Paese: il gusto di cibi genuini e ricchi di sapore incontra il rito dello stare piacevolmente insieme a tavola.

Preparato con amore, nel giorno in cui le donne hanno un po’ più di tempo da dedicare alla casa, il menu riscopre ricette antiche e mai fuori moda: fettuccine, cannelloni, lasagne, tortelli e paste farcite o magari deliziosi risotti, seguiti da arrosti d’ogni sorta che si accompagnano a patate al forno e verdure di stagione.

La dolce conclusione è affidata, oggi come cinquant’anni fa, alla fantasia dei mastri pasticceri.

Come potrebbe l’ospite della domenica presentarsi senza donare ai commensali uno sfiziosissimo vassoio di pastarelle?























martedì 30 marzo 2010

La colomba decorata: un mondo di zucchero per augurare a tutti voi buona Pasqua!

C'era una volta la colomba, una pasta dolce e particolarmente soffice, grazie al laborioso processo di lavorazione e ad una paziente lievitazione, che veniva portata in tavola dopo i lunghi giorni della Quaresima.
Simbolo della pace e dell'arrivo della primavera, la colomba è in tutta Italia la regina della straordinaria varietà di pani e dolci della Santa Pasqua che, con forme, ingredienti e gusti così diversi, nutrono la tradizione gastronomica e pasticcera di ogni singola regione.

Per lunghissimo tempo, l'assoluta semplicità della colomba pasquale è stata impreziosita al massimo da frutta candita ed una copertura con granella di zucchero e qualche mandorla qua e là.




Poi l'evoluzione del gusto, che si fa sempre più curioso di novità, e la profonda consapevolezza del fatto che "si mangia anche con gli occhi" hanno portato una colorata rivoluzione nella farcitura e nella decorazione.

É così che la classica colomba conosce ogni anno le più fantasiose varianti: al cioccolato, ai frutti di bosco e persino con confettura d'albicocca.

Mentre per l'esterno... ricordate i panettoni decorati dello scorso Natale?



Beh, l'idea è piaciuta molto ed è con grande orgoglio che vi presento la nuova collezione pasquale, in cui casette in stile Hansel e Gretel, stradine fatte con granella di pistacchi e frutta secca tostata, campane e coniglietti di zucchero, pulcini di giuggiole e tanti altri sfiziosi personaggi augurano a tutti voi una serena Pasqua da "gustare" in compagnia delle persone amate!












E per finire...








Tanti auguri!

martedì 2 febbraio 2010

Il Babà, contrasti in equilibrio

É il figlio adottivo della famiglia dei dolci della tradizione partenopea: ideato da un re gourmet, Stanislao Leszczynski, il babà ha origini polacche ed è stato portato in Italia dai francesi, anche se è senza dubbio merito dei pasticceri napoletani averlo sapientemente modificato sino al gusto che tutto noi oggi conosciamo.

Morbido e profumato, il babà è il dolce risultato di un delicato processo di lavorazione dove tutto è ambisce a mettere in equilibrio caratteristiche apparentemente contrastanti: le condizioni e le modalità di lievitazione danno vita ad un impasto soffice ma consistente, il sapore dolce della pasta incontra l'aroma alcolico ed acidulo dato dal rum, in cui viene immerso senza risultare però né troppo asciutto né troppo bagnato, infine la cottura in forno ben caldo rende la superficie sia quasi bruna ma preserva l'interno appena dorato.

Ci mettiamo al lavoro?!


Ingredienti & dosi per 10 babà
500 g di farina, 40 g di lievito fresco, 60 g di zucchero, 250 ml di latte, 5 uova, un pizzico di sale, 150 g di burro

Come si fa
Misurate con cura gli ingredienti e portateli a temperatura ambiente.
Setacciate la farina.
In un pentolino riscaldate il latte a fuoco lento e, quando è tiepido, sbriciolatevi il lievito.
Aggiungete 4 cucchiai di farina e mescolate.
Aggiungete anche un pizzico di sale e coprite l'impasto con un panno.
Lasciate lievitare, finché non vi accorgete che il suo volume sta visibilmente aumentando.


In un contenitore mescolate la farina, lo zucchero e un po' di sale.
Create un pozzetto e rompetevi le uova.
Aggiungete il burro a fiocchetti.
Ora unite l'impasto con il lievito che sta cominciando il suo processo.
Lavorate bene la pasta, fino ad ottenere una consistenza abbastanza soffice. Quindi coprite e lasciate lievitare per altri 30 minuti.


Impastate ancora una volta e infine stendete la pasta in singole teglie cilindriche o appositi stampi per babà, opportunamente unte ed infarinate, ed infornate a 180°C per 30 minuti.


Preparate uno sciroppo con 3 parti di zucchero e 2 di acqua, che fate cuocere a fuoco lento e girando di continuo fino a bollore. Spegnete ed aggiungete il rum.
Quand'è freddo, tuffatevi i babà.


Se vi va, provate anche deliziose e più moderne farciture a base di crema pasticcera e marmellata d'amarena o crema chantilly e cioccolato...





Fatemi sapere! :)

venerdì 22 gennaio 2010

I dolci napoletani, patrimonio nazionale di bontà

Sono convinta che spesso i dolci sappiano raccontare molto bene la storia di una terra e l'indole dei suoi abitanti.
La mia famiglia viene da Napoli e io so che, in questo caso, è senza dubbio così.
Sfogliatelle e bigné, zeppole e babà, struffoli, chiacchiere, pastiere e roccocò: ci sono ingredienti semplicissimi e tutta la fantasia ed il calore di cui è capace il popolo napoletano all'origine delle più golose tradizioni dolciarie, che hanno ben presto messo radici in tutta la penisola.

Generosi e festaioli, anche quando di denari non ce n'è, i napoletani sono ricchi di sentimenti bonari, di proverbiale pazienza e naturale allegria e di un'ingegnosa arte dell'arrangiarsi, da cui a volte nascono capolavori.
È così che donne laboriose hanno trasformato la povertà di acqua e farina, zucchero e uova in sontuosi dolci di festa.

Furono le suore di Santa Rosa ad inventare l'antesignana della sfogliatella che, data in cambio a chi metteva qualche moneta nella ruota, aiutava a sostenere la vita nel monastero di clausura. Centocinquant'anni dopo, il napoletano Pasquale Pintauro riuscì a ottenerne la ricetta segreta e, con le opportune varianti, la santarosa divenne sfogliatella riccia e frolla e lui da oste fu pasticcere.

Sempre nel silenzio operoso dei conventi nacquero i roccocò, le zeppole e la pastiera, il dolce per eccellenza della Pasqua napoletana, mentre gli struffoli dell'antica tradizione greco-romana venivano preparati in abbondanza come dono di Natale per ricambiare nobili famiglie che si erano distinte in carità.

Al forno o magari fritti nell'olio o nello strutto, arricchiti da frutta candita e aromi, ricoperti di miele o farciti con deliziose creme, i dolci della pasticceria tradizionale napoletana sono una calorica ma irrinunciabile esplosione di piacere, che scandisce ricorrenze religiose e giorni di festa.
Sarà per questo che mettono così di buonumore?!