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giovedì 4 febbraio 2010

I dolci di Carnevale

Allegre sfilate di carri e una pioggia di coriandoli e stelle filanti, balli in maschera, giochi, burla e straordinarie abbuffate: è il Carnevale, la coloratissima festa, che nei paesi di cultura cristiana, precede il tempo della “rinuncia” in preparazione alla Santa Pasqua.


Ma non c'è solo l'addio alla carne (è questa infatti la traduzione letterale dal latino “carnem levare”) in un rito che, a guardar bene, affonda le sue radici nelle più sfrenate feste dell'antichità pagana: dai culti dionisiaci ai saturnali romani, c'è un filo diretto che lega la celebrazione della fertilità e della prosperità alla moderna tradizione carnevalesca.


Accadeva così, in un lontano passato, che gli schiavi si comportassero come uomini liberi e venissero serviti a tavola dai loro padroni, mentre il princeps, grottesca caricatura di nobili e potenti, era eletto dalla sorte ed investito d'ogni potere per quel giorno di eccezionale abbondanza e licenziosità per tutti.


Mascheramenti, finzioni e la trasgressione di tutto quanto è dettato dall'ordine sociale nutrono ancora oggi il divertimento del Carnevale.


Per sociologi e antropologi si tratta di un meccanismo geniale, perché violare in una sola occasione –addirittura predisposta a tale scopo- equivale a riconoscerne la piena autorità in tutto il resto dell'anno.
Per qualcuno il Carnevale è piuttosto un gioco collettivo, che dà sfogo alle frustrazioni imposte dalle regole della morale e alle delusioni delle piccole o grandi sconfitte collezionate nel corso della vita.
Per i romantici e quelli che preferiscono il bicchiere mezzo pieno a quello mezzo vuoto, la maschera non è altro che il sogno di viver per un po' nei panni di dame e cavalieri, eroi, vip e chi più bonariamente invidiamo...


Per noi golosi è il regno dei dolci fritti e zuccherini che ogni regione d'Italia è orgogliosa di presentare con nomi e ricette tradizionali: dalle fritole veneziane alle bugie liguri, dai cenci toscani alle castagnole laziali, i friciò piemontesi, i bocconotti pugliesi e tanto altro ancora.


Da Somma Pasticceria, i dolci di Carnevale rendono omaggio alla tradizione napoletana.


Ed ecco allora sfilare croccanti frappe coperte di zucchero a velo e glassa di cioccolato, struffoli travolti da una dolcissima cascata di miele, castagnole bagnate nel rum, nell'alchermes o magari in una più insolita crema di limoncello, panzerotti ripieni di morbida ricotta al caffè, zeppole gonfie di crema pasticcera e ricotta lavorata con lo zucchero o a forma di ciambella con crema e amarene...


Date uno sguardo, che ve ne pare?!





























venerdì 22 gennaio 2010

I dolci napoletani, patrimonio nazionale di bontà

Sono convinta che spesso i dolci sappiano raccontare molto bene la storia di una terra e l'indole dei suoi abitanti.
La mia famiglia viene da Napoli e io so che, in questo caso, è senza dubbio così.
Sfogliatelle e bigné, zeppole e babà, struffoli, chiacchiere, pastiere e roccocò: ci sono ingredienti semplicissimi e tutta la fantasia ed il calore di cui è capace il popolo napoletano all'origine delle più golose tradizioni dolciarie, che hanno ben presto messo radici in tutta la penisola.

Generosi e festaioli, anche quando di denari non ce n'è, i napoletani sono ricchi di sentimenti bonari, di proverbiale pazienza e naturale allegria e di un'ingegnosa arte dell'arrangiarsi, da cui a volte nascono capolavori.
È così che donne laboriose hanno trasformato la povertà di acqua e farina, zucchero e uova in sontuosi dolci di festa.

Furono le suore di Santa Rosa ad inventare l'antesignana della sfogliatella che, data in cambio a chi metteva qualche moneta nella ruota, aiutava a sostenere la vita nel monastero di clausura. Centocinquant'anni dopo, il napoletano Pasquale Pintauro riuscì a ottenerne la ricetta segreta e, con le opportune varianti, la santarosa divenne sfogliatella riccia e frolla e lui da oste fu pasticcere.

Sempre nel silenzio operoso dei conventi nacquero i roccocò, le zeppole e la pastiera, il dolce per eccellenza della Pasqua napoletana, mentre gli struffoli dell'antica tradizione greco-romana venivano preparati in abbondanza come dono di Natale per ricambiare nobili famiglie che si erano distinte in carità.

Al forno o magari fritti nell'olio o nello strutto, arricchiti da frutta candita e aromi, ricoperti di miele o farciti con deliziose creme, i dolci della pasticceria tradizionale napoletana sono una calorica ma irrinunciabile esplosione di piacere, che scandisce ricorrenze religiose e giorni di festa.
Sarà per questo che mettono così di buonumore?!